Oggi mi dedicherò all'organizzazione sociale, ai villaggi, alle loro credenze e superstizioni, supportata da un testo scritto da un missionario giunto in Sudafrica nel 1900, il medico J. B. Mc Cord, ed altri saggi di studiosi stranieri.
.
.
.
‹‹ Egli è ospitale per consuetudine e finché il suo cibo basterà egli lo condividerà con il suo ospite. Ama se stesso, la sua famiglia ed il suo bestiame›› continua McCord nella sua descrizione ‹‹ E’ appassionato al ballare, al cacciare, al mangiare, al chiacchierare, al fumare tabacco ed al combattere ››. Tradizionalmente lo Zulu ha un modo particolare e distintivo per vestirsi, per McCord ‹‹ quasi completamente selvaggio ››.
‹‹ Il loro cibo consiste quasi interamente in ciò che coltivano nei giardini arricchito da un pollo occasionale ed una capra, e molto raramente da altra carne ››. Il repertorio culinario degli Zulu comprende una quarantina di piatti per lo più vegetariani, anche se amano la carne. Mais, patate, zucche, fagioli, pomodori ma soprattutto grano per il quale costruiscono un pozzo a forma di vaso, rivestito con argilla e sigillato con una grande pietra piatta, per le stagioni in cui non cresce.
.
.
.
VILLAGGIO E ORGANIZZAZIONE SOCIALE
Chi arriva in un villaggio zulu deve cimentarsi in una stretta di mano a tre fasi con i componenti della tribù, secondo le usanze tradizionali. Poi c’è la cerimonia di benvenuto con l’offerta della birra di sorgo versata all’interno di una piccola zucca scavata. Rifiutarla significa respingere l’ospitalità.
La poligamia è una delle più antiche istituzioni degli Zulu. Come già spiegato in precedenza ogni capo, come ogni uomo della tribù, può avere diverse moglie, dalla mezza dozzina ad alcune dozzine. La pratica di avere diverse mogli indicava la posizione sociale di un uomo, la sua saluta e virilità. Come spiega anche McCord ‹‹ Un uomo con una sola moglie ha la stessa condizione sociale di un uomo bianco del Sud con un solo schiavo prima della Guerra ››. La prima cosa che un giovane zulu pensa quando raggiunge l’età adulta è il matrimonio. Egli comincia a lavorare per ottenere il denaro o bestiame necessario per la dote, o lobola , della moglie. Dopo aver sposato la prima moglie sarà semplice averne una seconda, una terza e così via, poiché avrà aiuto nel lavoro dalle altre mogli. Il giovane uomo generalmente non si sposa fino a quando non ha compiuto venticinque o trenta anni. Questo poiché deve avere il tempo di guadagnare i soldi per le sue mogli. Le ragazze invece generalmente si sposano giovani, quasi sempre prima dei venticinque anni e spesso prima dei venti. E’ molto comune per un anziano zulu sposare tante giovani donne.
Nella tribù zulu, accanto al capo, grande importanza e potere avrà lo sciamano o sangoma poiché la vita e la salute dei vari membri dipenderanno dalla sua abilità e dalla sua volontà. Una figura mistica, generalmente una donna, legata alla medicina tradizionale e alla superstizione popolare. Profondo conoscitore dell’animo umano e molto rispettato dalle comunità, legge il passato, comunica con gli spiriti usando radici, erbe, cortecce, pelli di serpente. Secondo McCord colui è un ‹‹ ciarlatano, lettore della mente ed ipnotizzatore, pratico nello scoprire i segreti e poi dirli come se gli avesse scoperti tramite la sua magia ››.
.
.
.
CREDENZE E SUPERSTIZIONI
La credenza degli zulu nella stregoneria è universale. Non credono nel destino ma credono che ogni evento si verifichi per un determinato motivo. Per loro la malattia giunge a causa del risultato di qualche veleno somministrato nel cibo o gettato sul corpo di una persona, o causa di qualche stregoneria.
La mitologia Zulu ritiene che l’intera vita dipenda da una Grande Battaglia. All’inizio, alle origini, non esisteva nulla se non l’Oscurità Fertile che galleggiava sull’invisibile Riva del Tempo. Un giorno il desiderio si presentò sulla Riva del Tempo cosicché dall’Oscurità Fertile nacque la scintilla della coscienza, il Fuoco Vivo.
Il Fuoco Vivo era consapevole di essere solo. Ed è da questa sua consapevolezza che nacque la Grande Solitudine. Tutte le creature da allora condividono un po’ di quella solitudine. Nella sua furia e solitudine il Fuoco Vivo cominciò a crescere dall’Oscurità fino a divenire una fiammeggiante luce. Ed è così che iniziò l’eterna lotta della luce e dell’oscurità per tutto l’universo. Una lotta necessaria affinché tutte le cose continuino ad esistere poiché se uno dei due prevalesse sull’altro tutti i viventi morirebbero in una fiamma ruggente.
Sebbene gli Zulu credano nella Grande Battaglia, credono anche che la terra sia destinata a rimanere in pace. La loro mitologia narra che la Grande Madre Terra abbia creato quattro forti fratelli per sostenere la terra, mantenere la pace e vivere in armonia tutti insieme. Nella terra del ghiaccio, al nord, ha posto il fratello bianco, nel caldo sud ha posto il fratello nero, nell’ovest ha posto il fratello rosso e nell’est il fratello giallo. Tutte e quattro le razze umane sono responsabili per la stabilità e la pace di tutte le popolazioni sulla terra.
Le leggende narrano inoltre che gli antenati dell’umanità, gli Amadlozi, hanno viaggiato dalla loro casa nel Cosmo, passando per il sistema solare di Sirio, fino ad arrivare sulla nostra terra. Tutte le creature vengono da questi antenati e quindi sono connessi tra di loro in una grande rete della vita. Tutti siamo una grande famiglia. Sima-Kade, l’Albero Zulu della Vita, è un’espressione della consapevolezza sulla connessione di tutte le cose. Sima-Kade significa “Colui che esiste per tutto il tempo, che è esistito da tutto il tempo e che continuerà ad esserci per tutto il tempo”. Attraverso Sima-Kade le persone e le cose sono connesse tra di loro.
Gli Zulu danno grande importanza ai sogni poiché secondo loro contengono messaggi lasciati dagli Avi. Un’esperienza di sogno importante, definita dalla scrittrice Christina Pratt ‹‹ la chiamata del sangoma››, è l’Ukutwasa. Durante quest’esperienza il sognatore vedrà degli animali, di solito quattro leoni o leopardi ed a volte coccodrilli e serpenti, che lo porteranno lontano e lo divoreranno. Una volta svegliato il sognatore verrà riconosciuto come twasa, un’apprendista che inizierà l’addestramento per diventare un sangoma, tradizionalmente sarà una donna. Gli animali che si manifestano nel Ukutwasa diventeranno gli spiriti protettivi del sangoma. Secondo gli Zulu il sangoma è chiamato ad un destino che non voleva ma che deve seguire poiché è impossibile resistergli.
Gli zulu credono che l’ena dopo la morte vaghi sulla terra per un po’ prima di disperdersi, mentre il moya si reincarna in un’altra vita. L’anima ena si svilupperà di nuovo in ogni individuo e porterà con se messaggi di avvertimento per il futuro poiché delle volte può lasciare il corpo ed andare nel futuro. Se gli eventi del futuro sono da evitare l’ena può parlare alla persona tramite i sogni, così da ammonire la persona di fare le scelte giuste. Dopo la morte l’ena si disperderà a meno che non sia nutrita dalle preghiere e dai pensieri dei viventi, questi ena che vagano sono consultati dai sangoma nei momenti di difficoltà e servono da intermediari tra i viventi ed il mondo degli spiriti.
La religione degli Zulu è basata quindi sul culto degli antenati. Nelle descrizioni dei missionari giunti nel diciannovesimo secolo, uNkulunkulu o Mvelingqangi cioè “colui che viene prima” è concepito come il Dio Zulu o antenato originario. Un antenato di valore, defunto da tempo, può diventare un uNkulunkulu.
Vi sono varie credenze sulla creazione umana. Secondo lo scrittore Zolani Ngwane uNkulunkulu fece scende i suoi due bambini sulla terra, un uomo ed una donna, attaccati ad un cordone ombelicale che poi tagliarono con una canna affilata. Nel 1850 il filologo Wilhelm Heinrich Immanuel Bleek registrò un tradizionale mito Zulu sulla creazione. All’inizio, secondo questo rapporto, uNkulunkulu creò gli esseri umani, neri e bianchi. Il creatore stabilì delle opposizioni di base: i neri avrebbero vissuto sulla terra, i bianchi nel mare; i neri sarebbero stati nudi, i bianchi avrebbero indossato abiti; i neri avrebbero portato lance, i bianchi avrebbero usato pistole.
Molti però credono che la loro credenza in uNkulunkulu sia stata influenzata dalla religione Cristiana.
Molti sono ad oggi i convertiti al cristianesimo che hanno abbandonato la tradizionale pratica della poligamia ed hanno sposato una sola moglie. Questo anche grazie alle varie scuole missionarie che con il tempo sono state costruite in tutto il Sudafrica. Questi sudafricani però continuano a ricordare le vecchie tradizioni, specialmente quando tornano ai villaggi di appartenenza, sanno parlare lo zulu ed insegnano ai loro bambini le vecchie fiabe zulu. Un monito per non dimenticare chi si è stati e continuare a ricordare il popolo che mai si è arreso ma che ha continuato a combattere per la propria discendenza per secoli.
Bibliografia del post:
- http://www.blessingsundayosuchukwu.blogspot.it;
- http://zulu-culture.co.za testi estratti dal libro Zulu People of Heaven di Uli Von Kapff;
- J. B. McCord, The Journal of Race Development, Vol. 2, No. 2, October 1911;
- Christina Pratt, An Encyclopedia of Shamanism Volume 2, Rosen Publishing Group, London 2007.
* Per scrivere questo post ho utilizzato degli stralci presi dalla mia tesi triennale in Antropologia Culturale (2013-2014) dal titolo “Viaggio alla ricerca degli Zulu. Storia e mito di un pregiudizio” *
* Per ulteriori informazioni mi potete contattare all’email alexia_girl@hotmail.it *